![]() |
| "Beautiful Thing", di Sonia Faleiro |
Famiglie, amore, sesso e morale: i costumi pubblici e privati dell'Asia moderna attraverso la cronaca quotidiana
martedì 30 agosto 2011
La danza delle belle di notte
lunedì 29 agosto 2011
Auguri e figlie femmine
![]() |
| Apple e Thomas, spose felici |
MALAYSIA - In un Paese multi-etnico e multi-culturale come la Malaysia non è difficile trovare storie che contraddicono l’immagine conservatrice e moralista preferita dalle autorità al potere (da sempre). Il caso del matrimonio omosessuale del pastore cristiano Ou Yang Wen Feng, le cui pubblicizzatissime nozze (a New York) sono imminenti, non è isolato. Altre due persone, donne questa volta, della folta comunità cinese-malese sono finite in questi giorni sulle pagine dei giornali per una storia d’amore non convenzionale. Si chiamano “Apple” e “Thomas” (gli appellativi che si sono scelte, non sappiamo quali siano i loro veri nomi cinesi) sono due ragazze lesbiche di 27 e 29 anni, che lavorano come ‘property brokers’ nel distretto meridionale di Batu Pahat, non lontano dal confine con Singapore. Le giovani, coppia innamoratissima e felice ormai da due anni, hanno deciso recentemente di fare, anche loro, il grande passo e di “sposarsi”, formalizzando il loro sogno di felicità. Matrimonio non legale, perché la Malaysia a maggioranza musulmana aborre questo tipo di unioni, e nondimeno benedetto da un prete taoista, in una cerimonia tenuta di fronte a un folto gruppo di amici e parenti. Per nulla intimorite dalla riprovazione - immaginiamo - degli anziani della loro stessa comunità (per non parlare delle autorità), Apple e Thomas hanno fatto tutto in pubblico, sfidando la morale comune e le possibili ripercussioni legali e perfino politiche del loro gesto, arrivando ad aprire una pagina di Facebook dedicata alla propria unione. Nel loro spazio (vedi link nella colonna a sinistra) hanno subito postato un album (intitolato "Le lesbiche più felici") con le foto della cerimonia, celebrata nello stile più classico e - se vogliamo - conservatore preferito da quasi tutti gli altri giovani cinesi-malesi eterosessuali: abiti bianchi (lungo e col velo per Apple, giacca, pantaloni, orchidea all'occhiello, per Thomas), preghiere al tempio, cerimonia cinese del té, inchini ai genitori e omaggio alle immagini votive degli antenati scomparsi. Il tutto coronato, come si conviene, da un bel rinfresco, dal lancio del bouquet e dalla fuga finale delle due sposine su un bel macchinone nero addobbato con fiocchi e decorazioni floreali. Entusiastiche le reazioni dei fans vecchi e nuovi della coppia, che in pochi giorni si sono iscritti a migliaia (9.880 al momento di pubblicare questo Post) alla loro pagina sul più famoso social network globale. In prima fila altre lesbiche malesi, soprattutto di etnia cinese, ma molti anche gli auguri di giovani eterosessuali e di altre etnie e nazionalità. Tra i commenti, la parola “invidia”, una delle più ripetute, e i sospiri di molte ragazze che non hanno ancora avuto i mezzi, la possibilità o il coraggio di seguire la stessa strada (ancora molto in salita e perigliosa, in Asia come altrove).
domenica 28 agosto 2011
Il Parco dell'Amore di Jeju
![]() |
| Una scultura "interattiva" di Loveland |
COREA DEL SUD - Un altro Paese asiatico dove l’amore e il sesso - intesi come momenti gioiosi e anche di gioco - stanno rapidamente perdendo l’aura negativa di argomenti imbarazzanti o decisamente tabù, è la Corea del Sud (in quella del Nord il sesso ricreativo, la pornografia e il concubinaggio sembra siano riservati al solo dittatore Kim Yong Il e alla sua Corte, mentre per il Popolo vige ancora una durissima morale oscurantista). Il Paese si è aperto solo nell’ultimo decennio alla marea globalizzata del libertinismo pubblico ma molte dighe sono crollate rapidamente, a cominciare - come sempre - dal campo musicale e artistico. Mentre fino a pochi anni fa baciarsi in pubblico era ancora considerato un reato contro la decenza e la Polizia girava per le strade di Seoul a misurare con il righello la lunghezza delle gonne delle ragazze, oggi i gruppi pop femminili sudcoreani dettano legge in tutta l’Asia, con videoclip e concerti ad altissimo tasso erotico. Uno dei simboli di questo inarrestabile “declino dei costumi” è senza dubbio Loveland, il primo parco artistico dedicato esplicitamente al tema del sesso, con un approccio che definire ironico e irriverente ci sembrerebbe riduttivo. La location - l’isola meridionale di Jeju - non è esattamente di mano anche per chi viva in Corea, ma un moderno aeroporto, che la collega a Seoul e ad alcuni scali internazionali, permette agli interessati (molti) di raggiungere facilmente questo sorprendente monumento alla lussuria. Una scelta, quella di Jeju, che onora in qualche modo una tradizione dell’isola, luogo remoto e discreto dal clima piacevole e temperato, da sempre preferito dalle giovani coppie di sposi coreani per trascorrere la luna di miele e consumare la prima notte di nozze in un clima rilassante e dove, per “aiutarle a rompere il ghiaccio”, i proprietari degli alberghi locali sono soliti organizzare piccoli spettacoli erotici d’incoraggiamento, che in molti casi fungono anche da rapidi corsi di iniziazione sessuale per i meno preparati (la Corea del Sud ha il tasso di fertilità più basso tra i Paesi OCSE). Il parco-museo, inaugurato nel 2004 su un’estensione di quasi 40 mila metri quadrati di prati alberati, ospita un’esibizione (!) permanente, all’aperto, di 100 sculture (anche "interattive") di organi sessuali e di uomini e donne in ritratti da soli o nel corso di amplessi, in pose erotiche o comunque nude-look, e altre 40 statue esposte (!!) in una capiente e moderna galleria coperta, sede anche di mostre temporanee sul tema. Il “tema” essendo, appunto, il sesso tra umani (ma ci sono anche alcune rappresentazioni, ironiche, di amore o "nudità" animale e qualche accenno a creature mitologiche), sviluppato in quasi ogni suo aspetto, lasciando volutamente libero sfogo alla fantasia e alla perversione degli artisti. Aperto con il contributo iniziale di giovani laureati della prestigiosa accademia d’arte dell’Università di Hongik (Seoul), il parco-museo si è progressivamente arricchito anche di opere di artisti più famosi ed oggi vanta lo status di opera di interesse artistico e turistico di primo piano, figurando tra le destinazioni suggerite ai turisti stranieri dal serissimo Ente del Turismo della Corea del Sud. Presentato da un website coloratissimo come “il posto dove l’arte centrata sul sesso e l’erotismo si incontrano”, Loveland promette un’esperienza unica ai visitatori che vogliono “apprezzare la naturale bellezza della sessualità”. Perfetta, e politicamente corretta, l'organizzazione, che fornisce gratuitamente sedie a rotelle, offre rampe d’accesso per disabili e un piccolo nido per ospitare i bambini (il Parco è vietato ai minori di 18 anni) durante le visite dei genitori. Sconti sul prezzo del biglietto (5,7 euro) sono previsti per anziani e pensionati, che ogni anno affollano Loveland a migliaia, e sembrano divertirsi molto. Orari d’apertura molto larghi, dalle 9 del mattino alle 24 (le opere sono illuminate e ancora più “sensuali” nel buio). Ultima annotazione: le sculture si possono toccare.
Etichette:
arte,
Corea del Sud,
Jeju,
Loveland,
musei,
pornografia,
sesso
sabato 27 agosto 2011
Krishna e il Terzo Sesso
![]() |
| La vincitrice del concorso "Miss Koovagam 2011" |
La carestia delle donne
![]() |
| Spose bambine in India |
INDIA - Alcuni Stati dell’India soffrono di una particolare carestia, endemica ormai da molti anni. È una carestia per la quale la Natura non ha alcuna responsabilità e che vede l’Uomo (e soprattutto gli uomini, con la ‘u’ minuscola) portare per intero la colpa. Stiamo parlando della cosiddetta “carestia di spose”, la mancanza di donne in età da marito causata dalle scelte famigliari di molti indiani che preferiscono avere figli di sesso maschile. Questo pregiudizio di genere, nelle zone più povere è la causa di uno dei crimini più efferati ma socialmente tollerati in India, l’infanticidio delle bambine, mentre tra i ceti ricchi induce le coppie a rivolgersi sempre più spesso alle cliniche della fertilità per determinare il sesso (maschile) del nascituro. Il risultato di questa umana intrusione negli equilibri naturali è un cronico squilibrio nella proporzione donne/uomini, che nel Punjab (893 femmine ogni 1000 maschi) e nell’Haryana (877 contro 1000) raggiunge ormai livelli allarmanti. Le conseguenze si fanno sentire anche e soprattutto quando, nei villaggi e nei piccoli centri rurali, viene il tempo per i giovani uomini di trovare una compagna. Poiché non ci sono donne a sufficienza per tutti, i maschi di questi due Stati finiscono per procacciarsi le spose in altre regioni (i poverissimi - ma ben dotati di popolazione femminile - Assam, Orissa, Bengala Occidentale, Jharkhand e Bihar), tramite agenzie, amici o mediatori, che fanno della compravendita con le famiglie (povere) delle future mogli, un fruttuoso business. La prassi - siamo pur sempre in un Paese dove i matrimoni combinati sono una tradizione consolidata - non tiene ovviamente in alcuna considerazione sentimenti “irrilevanti” come l’Amore, e si risolve, appunto, in un accordo mercantile dove l’uomo retribuisce i genitori, rinunciando alla tradizionale dote e avendo in cambio “l’uso” esclusivo di una figlia, spesso giovanissima. E proprio di “uso” in molti casi si deve parlare, perché queste ragazze povere e comprate - che sono quasi sempre di una casta inferiore a quella dello sposo, parlano un’altra lingua e non hanno alcun legame culturale e affettivo con la società che le accoglie, e si ritrovano inevitabilmente nel doppio ruolo di moglie (intesa come oggetto sessuale e di riproduzione) e di donna delle pulizie, costretta a mille lavori domestici, spesso anche a favore della famiglia allargata del marito-padrone. “Sposarsi con una donna ‘importata’, dipende solo dal prezzo”, sostiene Rishi Kant della ONG Shakti Vahini. “I mariti sono disposti a pagare cifre varianti tra le 50 mila e le 300 mila rupie (da 750 a 4.500 euro), a seconda dell’età, dell’aspetto e, naturalmente, della verginità o meno della ragazza”. Non è raro, infine, che dopo alcuni anni di “servizio” queste donne “straniere” vengano ripudiate o vendute a un altro uomo, rendendo la loro vicenda ancora più tragica. Il traffico delle spose è uno dei segreti più noti della società indiana, ma nelle campagne (e in Parlamento) non si ama parlarne apertamente. I risultati di un recente studio condotto in 92 villaggi dell’Haryana - e pubblicato dal quotidiano The Hindu - ha rivelato che su 10 mila famiglie intervistate oltre 9 mila “mogli” provenivano da altri Stati. “In ogni villaggio ci sono almeno 50 ragazze comprate fuori dallo Stato” si legge nel rapporto finale. “Alcune sono giovanissime (fino a 13 anni) e solo una piccola percentuale è davvero trattata come moglie, mentre per le altre sarebbe più corretto parlare di vera e propria servitù femminile”.
venerdì 26 agosto 2011
Festa & Fertilità
![]() |
| Il Festival Kanamara Matsuri |
GIAPPONE - Una società come quella giapponese, generalmente considerata altamente repressa, sul posto di lavoro, a scuola e tra le mura di casa, trova spesso sfogo e rifugio in momenti di eccesso e di liberazione, privata o collettiva, che contrastano non poco con l’immagine di compostezza del popolo del Sol Levante. Uno di questi rari eventi, poco conosciuti dal grande pubblico, è il festival di Kanamara Matsuri (letteralmente, il Dio-Grande-Pene-di-Ferro), celebrato ogni prima settimana di aprile nella città di Kawasaki. Un evento che gode di grande rispetto e considerazione da parte di uomini, donne, giovani e anziani della città, e che ogni anno vede la partecipazione di migliaia di persone venute anche da altre zone del Giappone, tra le quali, occasionalmente, anche molti sorpresissimi turisti stranieri. Contrariamente a quanto uno scettico osservatore occidentale potrebbe sospettare, il Kanamara Matsuri non è il prodotto pubblicitario di una qualche televisione in cerca di facile audience o di uno sponsor del fiorente business pornografico giapponese, ma rispecchia una serissima tradizione shintoista (la religione del 90% dei giapponesi), intesa a celebrare la Fertilità e che viene fatta risalire al 1600. L’evento ricorda infatti la cruda leggenda della battaglia di una ragazza contro un demone dai denti taglienti e acuminati che si era nascosto nella sua vagina e aveva ridotto a mal partito, uno dopo l’altro, i malcapitati uomini che la giovane aveva sposato. Per distruggere quella presenza malefica, la damigella si era allora rivolta a un fabbro, commissionandogli un grosso pene di ferro con il quale si era alla fine liberata di quell’ospite ostile e indesiderato. La manifestazione di Kawasaki, che dura un’intera settimana, ha un programma fitto di cerimonie, letture pubbliche, appassionati dibattiti, mercatini (sulle bancarelle, naturalmente, in vendita peni di legno di ogni foggia e dimensione) e distribuzione di cibarie “in tema” (molte le torte e gelati che ricordano le forme dell’organo maschile), e culmina in un grande corteo nelle strade addobbate di rosa, al seguito di una gigantesca riproduzione di un pene in pesante ferro nero, portata a spalla dai fedeli fino al tempio shintoista di Kanayama. Nonostante l’origine e l’impronta religiose della manifestazione, l’evento si arricchisce oggi anche di aspetti gioiosi, grazie all’iniziativa dei giovani della città, che aggiungono tocchi di fantasia e modernità portando in corteo anche statue “alternative”, di legno o cartapesta, tra le quali un grande pene rosa fabbricato dalle ragazze, che è diventato il vero simbolo della festa. Negli ultimi anni, il festival si è poi aperto anche a nuovi temi e significati, con la partecipazione di ONG e associazioni laiche che ne hanno fatto un’importante occasione per sensibilizzare la pubblica opinione sulla lotta all’HIV-AIDS e altre malattie a trasmissione sessuale e raccogliere fondi per la ricerca medica.
giovedì 25 agosto 2011
Ragazze, non perdete la testa...
![]() |
| Donne fermate dalla Polizia di Aceh |
Due cuori e una copertina (rosa)
![]() |
| Copertine della Precious Heart Romances |
Etichette:
aborto,
amore,
divorzio,
Filippine,
letteratura,
libri,
matrimoni,
poveri,
romanticismo,
sesso
Iscriviti a:
Post (Atom)








